venerdì 16 luglio 2010

E se li facessimo belli?




L'obbiettivo -se le ditte che propongono e realizzano parking interrati a Roma fossero sufficientemente furbe e lucide- dovrebbe essere quello di sottrarre il più possibile alla cattiva fede ed alla cafonaggine del cittadino medio elementi utili per una strumentale protesta.
Una strada, una delle tante, potrebbe anche transitare attraverso la qualità architettonica. Perché non affidare, dunque, strutture e design dei parking interrati a progettisti famosi, o magari a giovani studi rampanti che si occupo di rendere anche belli i garage?
Follia? Bhe allora quarant'anni fa, ad esempio quando a Roma si realizzava il megaparcheggio da 2000 posti sotto Villa Borghese (quando Roma era ancora una città con la palle, in tutta franchezza), erano tutti folli visto che assegnarono il progetto a Luigi Moretti, uno dei più grandi architetti italiani del Novecento. Quanta gente si asterrebbe dal protestare sapendo che il parcheggio in costruzione reca la firma di Norman Foster o Jean Nouvel? A nostro avviso una robusta percentuale.
Ci vuole davvero fegato, infatti, per protestare contro progetti di riconosciuta qualità, contro gioielli architettonici sotterranei come il parcheggio di Villa Borghese, vera opera d'arte non a caso inaugurato con una grande mostra d'arte contemporanea che è entrata nella storia d'Europa (qualcuno ricorderà Porta Pinciana tutta impacchettata dall'artista Christo).
E a Roma i casi non mancano. A Via Magna Grecia, per dire, c'è un parcheggio ormai semi abbandonato e speriamo presto riqualificato che è opera del grande ingegnere Riccardo Morandi.
Insomma, se a Roma si protesta contro i parcheggi, occorre mettere sul piatto quanti più punti possibile per isolare le proteste a quel che in realtà sono: sproloqui di cittadini egoisti, antisociali, in cattiva fede. Occorre solo dimostrarlo con evidenza.

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